Pagina:Tartufari - Il miracolo, Roma, Romagna, 1909.djvu/46

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Così implorava il sacerdote, e si recò in pellegrinaggio alla Città Santa di Roma; quivi si prosternò sopra la tomba del principe degli apostoli e poi si mosse per tornarsene al suo paese. Giunto a Bolsena, presso il bel lago, il sacerdote volle celebrare la messa all'altare di Santa Cristina.

Oh! gloria e magnificenza! Oh! misericordia senza limiti del Padre celeste! L'ostia bianca diventò vermiglia nelle dita del celebrante, che cadde tramortito sui gradini dell'altare, e il Corporale rimase bagnato del sangue che l'ostia, convertita in carne viva, lasciava grondare. Il sacerdote scomparve e il sacro lino, con pompa e giubilo, fu trasportato in Orvieto, dove il pontefice l'accolse alla presenza del popolo. San Tommaso, che allora teneva cattedra in Orvieto unitamente a San Bonaventura da Bagnorea, compose l'orazione del Corporale e, buttatosi ginocchioni davanti al Crocifisso, per ordine del Santo Padre, lo interrogò: -Dimmi, se ho bene parlato di te, Cristo figliuolo di Dio! - E il Crocifisso, piegando sul legno la testa incoronata di spine, pronunciò: -Sì, Tommaso, bene dicesti! - Il Papa allora impose a tutta la cristianità di festeggiare ogni anno il Corpo del Signore.

Domitilla Rosa, curvata la fronte sopra le mani piegate, rimase in atto di riconoscente adorazione.

Il bagliore di una luce rossa inondò i tetti delle case e un clamore di voci festanti echeggiò dalla piazza del Duomo.