Pagina:Tartufari - Il miracolo, Roma, Romagna, 1909.djvu/75

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bella, bella, signora mia, più di una immagine di cera», e le avrebbe sciolti i capelli, glieli avrebbe rialzati, annodati, facendo guizzare irrequieta nel cristallo dello specchio la testa piatta di lucertola; poi sarebbe entrato Titta a portarle la tazza del caffè sopra il vassoio di argento e avrebbe ripetuto, aprendo la bocca sdentata al medesimo sorriso di sommessione ch'ella vedeva ogni mattina da anni:

— A lei piace il dolce, signora, metta dunque molto zucchero.

Sapeva che tali episodi si sarebbero ripetuti inevitabilmente, e se ne sentiva già sopraffatta come dal peso di una fatalità.

Le poche signore, che si recavano talvolta a farle visita, non variavano mai i loro discorsi. Dopo le accoglienze usate, una diceva:

— Sai? La tale si è ordinato un abito a Firenze, ma l'abito non piace. Hai sentito la notizia? La figlia del sottoprefetto si è fidanzata; ma pare che lo sposo abbia a Roma un impiego da miserabile.

Talvolta anche le narravano con frasi prolisse le grandiosità eccessive della moglie del capitano, che sfoggiava rinfreschi suntuosi ne' suoi ricevimenti del venerdì, ma che non saldava i conti dei creditori.

Vanna sorrideva con amabilità distratta, interloquendo poco, mentre Ermanno, assai festeggiato, offriva in giro frutta candite in una scatola di cristallo.