Pagina:Tartufari - Il miracolo, Roma, Romagna, 1909.djvu/87

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— Sta fermo adesso; Domitilla Rosa ti racconterà una storia bella.

Serena, imbronciata, andava a mettersi con la faccia contro il muro, perchè a lei le storie belle non piacevano; ma Ermanno, già fremente, sollecitava con impazienza Domitilla Rosa:

— Dunque, racconta.

Domitilla Rosa, cerea nel viso bendato fin sotto le orecchie dalla doppia lista dei capelli neri, cominciava a raccontare, senza nesso, seguendo i giri del suo volubile pensiero; narrava come pescatori malvagi avessero dato in pasto ai pesci ostie consacrate, e come i pesci fossero usciti dall'acqua e venuti sul lido per restituire intatte le ostie ai pescatori contriti; narrava di cappelle fabbricate in un luogo dai fedeli e trovate poi molte miglia lontano, trasportate certamente da schiere di angeli; ovvero narrava di uomini gettati dentro una fornace ardente per avere confessata la fede di Cristo ed estratti sani e salvi dalla fornace, perocchè una signora bella, vestita di un manto azzurro, aveva agitato un suo ventaglio, togliendo calore alle fiamme.

— I pescatori come si chiamavano? - domandava Ermanno; e Domitilla Rosa faceva un gesto di mistero con la mano:

— Chissà come si chiamavano? Quei pescatori non avevano nome. Vivevano sulle rive del lago quando le case dì Bolsena ancora non c'erano.

— E la signora col ventaglio era la Madonna?

— Sicuro, la Madonna, che vola sempre in