Pagina:Tartufari - Il miracolo, Roma, Romagna, 1909.djvu/90

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


e, in certi momenti, ella si copriva di sudore freddo, in certi altri avvampava, ogni oggetto le girava intorno, il cuore le tremava in petto ed i ginocchi le venivano meno, ond'ella si piegava, allargando le braccia e livida in volto. Sognava di Gentile quasi ogni notte, e il sogno era sempre quello: Gentile entrava nella stanza, si avvicinava al letto, dov'ella giaceva supina, e la baciava sulla bocca: quando il bacio si prolungava nel sogno, a lungo, a lungo, ella si destava rinfrescata, con un vivo senso di benessere in tutte le vene e lo strano malore sembrava cedere; ma se ella balzava sui guanciali di soprassalto e la dolcezza del bacio sognato era interrotta, il suo male aumentava, e fosche nubi di tristezza la fasciavano, strappandole il pianto. Tutti erano spaventati, perchè la signora, in verità, deperiva a vista d'occhio. Vanna decise finalmente di chiamare il medico, e gli espose i fenomeni del suo male con parole di sgomento. Il medico, un bell'uomo di mezza età, stabilito da poco a Orvieto e preceduto da ottima fama, ebbe un sorriso arguto, e l'occhio gli scintillò di malizia dietro il cristallo delle lenti; ma, osservando la giovane ammalata, la vide soffusa di tale candore, la indovinò così ignara, protetta da un tale senso di verecondia quasi virginale, che egli assunto un tono di gravità rispettosa, le disse:

— Nulla di troppo serio, mia signora. Lei è giovane, vigorosa, e forse la solitudine le nuoce.