Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/366

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presto. Comunque, posso aspettare. Mi faccia il piacere di chiamarla.

Nel gelo della Stanza un soffio ardente circo lava. Era l'alito di Germano. Egli le si era av vicinato in modo da sfiorarle le vesti e respirava con anelito affrettato e breve.

Flora indietreggiò e rioetette: — Faccia il piacere di chiamare Balbina. — Balbina non c'è — egli disse — è uscita da mezz'ora con Reginetta per la spedizione di un pacco e, non volendo fare troppe scale, si re cherà direttamente a casa sua. Noi siamo soli. Flora, senza degnarlo di una parola, si avviò per uscire; ma Germano l'afferrò per la vita e divenne supplice. — Il modo con cui mi tratti è inesplicabile. Io ti amo e tu mi fuggi. Perchè, Flora, perchè? — Lasciami --- ella gridò esasperata — Ti conosco adesso. Non è amore il tuo! — Non dir questo, Flora — egli balbettava smarrito. — Io ti amo e anche tu mi ami. Ti rivedo sempre, tutta bianca nelle mie braccia. Flora! Flora! — e l'orgasmo era in lui cosi vio lento che le parole gli morivano in un gorgoglio inintelligibile. Anche Flora aveva adesso il respiro affannoso per l'energia disparata della difesa. — Sì, è vero, ti ho amato con tutta l'anima — ella diceva, a scatti, con frasi interrotte. — Ma adesso ti giudico. Sei vile, sei egoista, sei fiacco e brutale. Hai ingannato me per Balbina, poi hai ingannato Balbina per me. Non cerchi che il tuo piacere, non ami che il tuo capriccio. Sei vile! Sei vile — e gli puntellava sul petto i piccoli pugni ed inarcava il busto per sottrarsi