Pagina:Tasso - Aminta, Manuzio, 1590.djvu/22

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scena prima. 13

     Sil.Ma, che fe allhor Licori? e com’ rispoſe
     À queste coſe?
     Daf.     Tu de’ fatti propri
     210Nulla ti curi, e vuoi ſaper gli altrui.
     Con gli occhi gli riſpoſe.

     Sil.Come riſponder ſol puote con gli occhi?
     Daf.Rispoſer queſti con dolce ſorriſo,
     Volti ad Elpino, Il core, e noi ſiam tuoi;
     215Tu bramar più non dei. Costei non puote
     Più darti e tanto ſolo basterebbe
     Per intiera mercede al caſto amante,
     Se ſtimaſſe veraci, come belli,
     Quegli occhi, e lor preſtaſſe intera fede.

     Sil.220E, perche lor non crede?     Daf.     Hor tu non ſai
     Ciò che Tirſi ne ſcriſſe? allhor, ch’ardendo
     Forſennato egli errò per le foreſte
     Sì, ch’inſieme mouea pietate, e riſo
     Nè le vezzoſe Ninfe, e ne’ paſtori?
     225Nè già coſe ſcririuea degne di riſo,
     Se ben coſe facea degne di riſo.
     Lo ſcriſſe in mille piante, e con le piante
     Crebbero i verſi, e così leſſi in una:
     Specchi del cor fallaci infidi lumi,
     230Ben riconoſco in voi gli inganni voſtri;
     Ma, che prò? ſe ſchiuarli Amor mi toglie?

     Sil.Io qui trapaſſo il tempo ragionando,
     Nè mi ſouuiene, c’hoggi è’l dì preſcritto,
     Ch’andar ſi deue à la caccia ordinata
     235Ne l’Eliceto. hor, ſe ti pare, aspetta,


     Sil.Ma, che fe allor Licori? E com’ rispose
     A queste cose?
     Daf.     Tu de’ fatti propri
     210Nulla ti curi, e vuoi saper gli altrui.
     Con gli occhi gli rispose.

     Sil.Come risponder sol puote con gli occhi?
     Daf.Risposer questi con dolce sorriso,
     Volti ad Elpino, Il core, e noi siam tuoi;
     215Tu bramar più non dei. Costei non puote
     Più darti e tanto solo basterebbe
     Per intiera mercede al casto amante,
     Se stimasse veraci, come belli,
     Quegli occhi, e lor prestasse intera fede.

     Sil.220E, perché lor non crede?     Daf.     Or tu non sai
     Ciò che Tirsi ne scrisse? Allor, ch’ardendo
     Forsennato egli errò per le foreste
     Sì, ch’insieme movea pietate, e riso
     Ne le vezzose Ninfe, e ne’ paſtori?
     225Nè già cose scririvea degne di riso,
     Se ben cose facea degne di riso.
     Lo scrisse in mille piante, e con le piante
     Crebbero i versi, e così lessi in una:
     Specchi del cor fallaci infidi lumi,
     230Ben riconosco in voi gli inganni vostri;
     Ma, che prò? Se schiuarli Amor mi toglie?

     Sil.Io qui trapasso il tempo ragionando,
     Nè mi sovviene, c’hoggi è’l dì prescritto,
     Ch’andar si deve a la caccia ordinata
     235Ne l’Eliceto. Or, se ti pare, aspetta,

Ch’io