Pagina:Tassoni, Alessandro – La secchia rapita, 1930 – BEIC 1935398.djvu/318

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312 rime

     Ogn’altro ormai saria mortificato
dai danni avuti e vituperi tanti:
questi tengon l’infamia per decoro,
     e piú che mai superbi, hanno pagato
certi becchi fottuti de’ menanti
che scrivon le gazzette a modo loro.
 Ma forse han per ristoro
d’esser creduti ancor falsi e bugiardi,
quanto all’animo son vili e codardi.

XXXIV

Su lo stesso argomento.

     Udite coglionissima ragione
da far di riso scompisciar la gente:
mentre battendo stan gagliardamente
l’artiglierie del Potta Castiglione,
     mosso Inojosa di compassione,
spedisce al conte Biglia una patente
con cui va nella terra e incontinente
vi spiega di Filippo di confalone.
     Cessa la batteria; dice il lucchese:
— ecco chiarito il dubbio! — Popol vano,
che bestialitá simil intese?
     Perché in periglio sta d’andare in mano
dunque una tua piazza al modanese,
stimi vittoria tua darla all’ispano?
 Al tuo vicin toscano
ch’ha piú cervel di te (benché adirato
si stia del passo che gli fu negato)
 chiedi un po’ se sei stato
o savio o pazzo, e se gli hai fatto onore
della nova amicizia e del favore.
 — Ma — dici — uscirá fuore
tosto il presidio ibero, e un instromento
stipulato n’abbiam con giuramento. —