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CECCO ANGIOLIERI

Sonetti

30 i

c. 1233-†?

S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo;
     S’i’ fosse vento, lo tempesterei;
     S’i’ fosse acqua, io l’annegherei;
     S’i’ fosse Dio, mandereil in profondo.
S’i’ fosse papa, sare’ allor iocondo,
     Chè tutt’i cristïani imbrigherei;
     S’i’ fosse emperator, sa’ che farei?
     A tutti mozzarei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
     S’i’ fosse vita, fuggirei da lui;
     Similemente faría da mi’ madre.
S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,
     Torrei le donne più belle e leggiadre,
     E zoppe e laide lascereile altrui.


31 ii

QUANDO Ner Piccolin tornò di Francia
     Era si caldo de’ molti fiorini
     Che gli uomin gli parevan topolini
     E di ciascun si facia beffa e ciancia.
Ed usava di dir: ‘Mala mescianza
     Possa venire a tutt’i miei vicini,
     Quand’e’ sono appo me sì picciolini
     Che mi fôra disnor la lora usanza.’
Or è per lo suo senno a tal condotto
     Che non ha niun sì piccolo vicino
     Che non si disdegnasse fargli motto.
Ond’io metterei il cuor per un fiorino
     Che anzi che sien passati mesi otto,
     S’egli avrà pur del pan, dirà: ‘buonino!’


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