Pagina:Tigre Reale.djvu/111

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sero vagamente, dei profili che egli conosceva, consunti dalle febbri e dalle passioni, e che gli era sembrato di rivedere mentre Rendona parlava della sua ammalata all’Albergo dei Bagni. Quei capelli neri su quell’altro viso aveano qualcosa di affascinante, di repugnante, di spaventoso. Egli s’alzò per andare a baciare in fronte la sua Erminia e per curvarsi sulla culla del figlio. La creaturina stava raggomitolata in mezzo ad un pugno di batista e di trine, avea i labbruzzi semiaperti e i pugni chiusi sul petto; la madre dormiva serena e sorridente come se lo vedesse ancora. Egli volse intorno uno sguardo che sembrava distratto, lo riposò sulle pareti e sui mobili; poi si mise a baciare con una certa vivacità il bambino che si svegliò strillando.