Pagina:Tigre Reale.djvu/159

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ricamato per lui, quando l’aspettava, e del primo giorno che lo avea visto palliduccio, e della prima visita che avea fatto il dottore, e la gioia muta e profonda che s’era sentita in fondo al cuore quando quelle inquietudini s’erano dissipate... e poi, la mattina istessa, quando avea sollevato il velo di quella culla, e avea trovato la sua creaturina con quell’orribile febbre. In seguito si risovveniva di tutti i castelli in aria che avea fatto quando l’avea cresciuto cogli occhi e coll’immaginazione, e l’avea visto andare a scuola, e avea udito il suo piccolo passo rapido nell’altra stanza, e la vocina che la chiamava mamma — sembrava di conoscere già il suono di quella voce. In mezzo a tutti questi ricordi, ce n’era un altro che vi si mischiava ogni momento, di lui, che era stato sempre lì, con lei, in quei castelli in aria e in quelle gioie materne, di lui che aveva tenuto tante volte Giannino nelle braccia, provando un matto piacere quando quel caro piccino sgambettava, e quelle manine gli accarezzavano il viso... e adesso lui non sapeva che