Pagina:Tigre Reale.djvu/202

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poi sentivasi invaso da una gran paura del fantasma immobile e muto; allora girava gli occhi smarriti per le note pareti che l’attorniavano, li riposava su tutti gli angoli, su tutti i mobili che conosceva minutamente e che sembravano circondarlo da tutte le parti come se lo abbracciassero mollemente, per mezzo della tappezzeria a gran fiori, delle tende immobili a larghe strisce orientali, del canapè trapunto e imbottito. L’orologio della camera suonava lentamente le ore una dopo l’altra, con rintocchi netti e sonori, come uno squillo che gli era famigliare anch’esso; poi rispondeva l’orologio della chiesa vicina, poi, ad uno ad uno, nel silenzio della notte, spesso confondendo insieme i rintocchi, tutti gli altri che conosceva, che gli rammentavano delle altre ore passate in quella stessa camera, che gli presentavano con una singolare chiarezza di contorni e di circostanze le immagini di altri avvenimenti, di altri particolari domestici che non credeva di ricordare più, che erano passati forse inosservati e che ora, sfumati così nella lontananza, avevano