Pagina:Tigre Reale.djvu/35

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stullandosi macchinalmente colla ventola. Tutte le altre stanze erano vuote, mute, fredde; il domestico passeggiava silenzioso nell’anticamera, e in mezzo a quel silenzio lo scoppiettare dei tizzi, il tic-tac dell’orologio, o il rumore delle carozze che passavano nella via avea qualcosa di triste.

Allorchè Giorgio era andato a far visita alla contessa, verso le cinque, tutte le finestre della casa luccicavano come specchi; al disopra delle tegole rosse e in mezzo alle guglie sottili dei camini il sole sembrava diffondersi come un’aureola di polvere d’oro. Nata udendo una carrozza che si fermava al cancello aveva vôlto istintivamente il viso verso l’uscio del salotto, con un rapido movimento. Giorgio la trovò presso la stessa finestra, davanti a un piccolo tavolino incrostato di rame dorato, su cui c’erano i suoi libri e le sue lettere, e sembrava più sola e deserta che mai. Il salotto era tutto foderato di seta azzurra, era poco illuminato e vi ardeva un gran fuoco. Quello splendido giorno invernale non met-