Pagina:Tigre Reale.djvu/37

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a discorrere delle industrie di quel paese dove La Ferlita avea passato parecchi anni come addetto alla Legazione; Nata gli faceva mille domande una più bizzarra dell’altra, e di tanto in tanto, senza pensarci, gli piantava in volto quei suoi occhioni penetranti e impenetrabili. Tutt’a un tratto, fra la descrizione di un bronzo niellato e di un lavoro in avorio, gli domandò:

—Dev’essere un po’ in broncio con me, dica?

Egli levò il capo bruscamente; la contessa non lo guardava neppure, teneva il disegno attraverso alla luce, per vedere se fosse disteso abbastanza, ammiccando un po’ degli occhi, colle mani in alto, bianche come cera e leggermente trasparenti nei contorni. Non sembrava nemmeno che avesse fatto quella domanda.

—Io! disse alfine La Ferlita.

—Si, un peu, beaucoup, passionnément - passionnément!

—Mais non! rien du tout!

Ella si voltò, colle mani ancora in aria e il disegno che faceva da trasparente.