Pagina:Tigre Reale.djvu/48

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non poteva dissimulare a sè stessa assorbiva anche lui. La guardava alla sfuggita, quasi di furto, e cercava d’indovinare tutte le segrete e profonde amarezze di lei, e sembravagli di seguire il suo pensiero che doveva vedere dappertutto la tisi, nell’allegro fuoco del caminetto, in mezzo ai fiori del salotto, fra le cortine di broccato, fra tutte le pompe e i sorrisi della beltà e della giovinezza. Allora la donna del passato gli tornava un istante dinanzi agli occhi, fuggevole e luminosa, colle curiosità irritanti che ella gli avea comunicato e le pungenti attrattive che avea avuto. Ei rimaneva sorpreso, imbarazzato dinanzi a lei; quando non si udiva più la sua parola ironica o ghiacciata l’illusione facevasi ancor più completa; egli non osava più parlare, assorbivasi in una profonda astrazione contemplando tacitamente le trecce bionde di lei allentate sulla nuca, le mani candide incrociate sulle ginocchia e il viso pallido su cui la fiamma alternava dei toni ardenti e dei lividi chiarori. Ella serbava inalterabile il suo viso di marmo e la sua indifferenza profonda e glaciale.