Pagina:Tigre Reale.djvu/7

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po’ commesso viaggiatore in uniforme d’addetto d’ambasciata. Fu gentilissimo verso di me, mi riconobbe subito, non mi parlò de’ suoi viaggi, e a mo’ di ringraziamento gli offersi un sigaro mentre prendevamo il caffè; me lo ricambiò con uno de’ suoi, accennandomene però la lontana provenienza: il discorso si metteva sul freddino, e finì lì; ci facemmo grandi promesse di vederci spesso, e ci incontrammo due o tre volte sul vestibolo, mentre egli sortiva ed io entravo, o viceversa. Un bel mattino poi mi capitò in camera come una bomba, parlandomi di non so che duello pel quale mi pregava di assisterlo con tali discorsi e tal viso da spiritato che dissi di no due volte invece di una, e naturalmente ci lasciammo meno amici di prima. Due giorni dopo seppi ch’era stato inchiodato al letto da un colpo di spada, e andai a trovarlo; egli aveva la febbre; mi narrò una storia la quale sembrava anch’essa un delirio febbrile, e che racconterò forse in seguito.

Durante la sua convalescenza andavo a trovarlo quasi tutti i giorni; egli mi teneva il bron-