Pagina:Tigre Reale.djvu/9

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Giorgio, il quale di per sè non ne aveva già molta.


Lo rividi due mesi dopo al Doney, col naso al vento, come uomo cui il vento spiri secondo e imbalsamato di tutti i profumi della giovinezza. Mi fece una lunga chiacchierata di certi danari che aveva aspettato inutilmente a Napoli, e di certa Palmira che avea rapito ai trionfi del San Carlo per ingannare la noia della bolletta. — Quella del biglietto di visita? gli domandai. — Quale? — quasi non si rammentava più. — Ah! no! tutt’ altro! quella lì correva più lesta di me, e sì che non era il borsellino che mi dava peso! Non quella, pur troppo!

E si mise a fissare il fumo che svolgevasi dal suo sigaro. Poi si strinse nelle spalle.

— Ci rivedremo, mi disse, e non ci rivedemmo altro.