Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/147

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98 parte

tutti e delle opinioni loro dottamente favella il Bruckero, presso cui più altri ancora si veggono annoverati1.


Anche Platone si fa discepolo de’ Pittagorici. X. Ma niuna cosa ci fa meglio conoscere in quale stima salita fosse la setta italica da Pittagora fondata, quanto il riflettere che Platone stesso, il divino Platone, venne a bella posta in Italia per conoscervi i discepoli di sì grand’uomo, e per apprender le loro opinioni. Anzi che egli tragittato poscia in Sicilia, e trovati i libri o di Pittagora stesso, come vogliono alcuni, o, come ad altri sembra più verisimile, de’ più antichi discepoli di quest’illustre filosofo, li comprasse a gran prezzo, e di essi si giovasse non poco nello scrivere le filosofiche sue opere, ella è opinione di molti antichi scrittori

  1. Di Alcmeone parla ancora l’imperadrice Eudossia che verso la fine del xii secolo scrisse il suo Dizionario mitologico-storico intitolato Ionia, e pubblicato pochi anni addietro dal dottissimo M. Ansse de Villoison; ed ella ragiona ancora di quelli de’ quali in questo capo si è fatta menzione, cioè di Archita, di Aristosseno, di Acrone, di Dicearco, di Zenone, di Epicarmo, di Menecrate, e di un altro medico siracusano detto Democrito, e di un filosofo pure siracusano detto Dione, e anche del tiranno Dionigi (Anecdota Graeca. Venet. 1781, vol. 1, p. 69, 74, 72, 49, 135, 204, 166, 299, 129, 137, 136). Ella è cosa degna d’osservazione che in quasi tutti gli articoli Eudossia usa le parole stesse che si trovano in Suida; e come l’età di questo scrittore non è abbastanza accertata, così riman dubbio se Suida abbia copiata Eudossia, o Eudossia Suida, o se, come crede l’erudito editore dell’Opera di Eudossia, abbiano amendue attinto a un’altra fonte comune.