Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/161

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112 parte

e le sferoidi, le ricerche sulla misura del circolo e sulla quadratura della parabola, ed altre somiglianti, colle quali, come osserva il Montucla (Hist. de la Quadrat du Cercle, p. 29. V. etiam Dutens t. 2, p. 133, ec.), fu egli il primo tra’ matematici che giungesse a determinare a un dipresso la misura del circolo, su cui già da tanto tempo aveano i più antichi speculato e disputato inutilmente. Anzi che l’algebra ancora fosse da Archimede usata, egli è sentimento del Barrow, del Wallis, e di altri moderni matematici allegati da M. Dutens (tom. 2, p. 152, ec.). Tutte queste profonde ricerche fecero per l’addietro, e fanno anche al presente considerare Archimede come uno de’ primi istitutori, per così dire, delle matematiche scienze. Egli è vero che i moderni, lasciate le vie intricate e spinose, per cui avvolgendosi Archimede giunse a tali scoperte, altre più facili e più brevi ne han ritrovato. Ma ciò nulla dee toglier di lode a chi il primo cominciò a spianar loro il sentiero; e a lui debbono i posteri se più facilmente e più presto, ch’egli non fece, vi possono pervenire. Certo il Wallis, ottimo giudice in tali materie, non temè di onorare Archimede di un tale elogio: Vir stupendae sagacitatis, qui prima fundamenta posuit inventionum fere omnium, de quibus promovendis aetas nostra gloriatur (Ap. Montucla Hist. des Mathém. t. 1, p. 233).


Quanto a lui debba la meccanica e l’idrostatica. XIX. La meccanica ancora non dee ad Archimede punto meno della geometria, e, secondo il Montucla, egli può veramente dirsene il creatore, di che chiara pruova ci somministrano