Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/311

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262 parte terza

aggiugnere ancora ciò che appartiene alla medicina, perciocchè Arcagato medico greco in quest’epoca stessa, cioè l’anno 535, venne a Roma, e prima d’ogni altro esercitovvi quest’arte. Ma come poco felice successo ella ebbe allora in Roma, ci riserberemo a parlarne all’epoca susseguente, e frattanto conchiuderemo questa col dir brevemente in quale stato fossero in essa le altre scienze in Roma.

Capo III.

Eloquenza, Storia, Giurisprudenza.


Nomi e caratteri de' più antichi oratori romani. I. La sorte dell’eloquenza più felice fu tra’ Romani che non quella della filosofia. A questo tempo medesimo di cui parliamo cominciò essa in Roma a levare, per così dire, alto la fronte, e a minacciare a’ Greci. Non tratterrommi io però a lungo su questo argomento, perciocchè la storia della romana eloquenza è stata da Cicerone trattata nel suo libro de' chiari Oratori per tal maniera ch’è inutile il cercar di aggiugnerle nuova luce. Mi basterà dunque l’accennar brevemente ciò ch’egli distesamente racconta, e le principali epoche e i più ragguardevoli oratori che in ciascun tempo fiorirono, indicare precisamente. Confessa egli dunque (De Cl. Orat. n. 16) che innanzi a’ tempi di Catone il Censore appena si può trovar cosa che degna sia di essere conservata; se pur, dice, non havvi a cui piaccia l’Orazione di Appio Claudio, con cui dissuase il senato dal far