Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/89

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40 parte

però che del commercio cogli Egiziani poterono dopo giovarsi assai (Monum. ined. c. 1).


Pruova del fiore in cui erano le scienze presso gli Etruschi, tratta dalla loro eccellenza nelle arti liberali. VII. Queste nondimeno, a parlare sinceramente, non sono che conghietture. Altri più certi argomenti possiam recarne. Le arti che diconsi liberali, sotto il qual nome sogliamo intendere comunemente la pittura, la scultura, l’architettura, hanno una sì stretta union colle scienze, che le une non possono fiorire senza le altre; e se queste vengano meno, forza è che quelle ancora cadano e periscano miseramente. A me non appartiene il fare a questo luogo il filosofo, e il cercarne nell’indole e nella natura delle une e delle altre l’occulta ragione. Io parlo da storico, e mi basta il riflettere che il secol d’oro per Atene e per Roma fu tale per rapporto alle lettere ugualmente che per rapporto alle arti; che i secoli barbari furono alle une e alle altre ugualmente fatali, che il xv e il xvi secolo furono dell’une e dell’altre al tempo medesimo ristoratori; e che Luigi XIV le une e le altre ravvivò al tempo medesimo nella sua Francia. Oltre di che, egli è troppo palese che nè pittore, nè scultore, nè architetto d’alcun nome non può essere che non sappia bene la proporzione delle parti, la natura de’ colori, le leggi della prospettiva, ed altre sì fatte cose che solamente collo studio delle scienze s’imparano. Se dunque si mostri che delle arti liberali furon gli Etruschi illustri coltivatori, mostrerassi insieme che coltivate furono da essi con ugual successo le scienze; e se si mostri che queste arti coltivate furon da essi prima che da qualunque altro popolo d’Europa,