Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/218

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jl (lice nativo di Spagna (Chron. ad Consul. Silvani et Prisci). Fuor di questi non v1 ha alcun altro tra gli antichi scrittori che affermi Quintiliano essere stato spagnuolo. Ma l’autorità loro ad alcuni non sembra bastevole a confronto dei contrarj argomenti che da essi si adducono (19). Non parlo della breve Vita di Quintiliano, che si vuol premettere alle sue opere, e in cui egli dicesi nato in Roma; perciocchè ella mi sembra di autor non antico. Ma in primo luogo Seneca il retore tra i declamatori da lui conosciuti in Roma nomina Quintiliano il giovane (praef. ad l. 5 Controv.), il quale pare che fosse avolo del nostro. In Roma pure fu il padre di Quintiliano, perciocchè questi ne fa menzione come di uomo che ivi si esercitava nel trattare le cause (l.9,c.3). Quintiliano medesimo era in Roma anche in età assai giovanile, poichè egli parlando di Domizio Afro orator celebre in Roma, dice: quem adolescentulus senem colui (l. 5, c. 7). (*) Fra Leo verisimile che l’ab. Lampillas uon fosse di me soddisfatto, perchè non ho stabilita come cosa certissima, che Quintiliano fosse nato in Ispagna. Egli poeticamente descrive (f. 2, p. 63, ec.) il mio imbarazzo nel dover confessare che un sì saggio scrittore fu di patria spagnuolo Io assicuro il sig. ab. Lampillas che nou fui allora nè sono ora punto imbarazzato. Mi parve allora la quislione alquanto dubbiosa, ed or non mi pare ancora ben rischiarata. benché confessi ch’egli ha risposto assai bene ad alcune delle difficoltà da me opposte. Se si giungerà a provare indubilatameule che Quintiliano fu veramente spagnuolo, io uè farò le mie sincere congratulazioni con quella illustre nazione.