Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/111

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Capo III.

Belle lettere.

I. I giorni lieti e tranquilli che sorsero all’Italia, mentre regnavano Teodorico e Atalarico, sembrarono risvegliare negl’Italiani per qualche tempo quel vivo e fervido entusiasmo nel coltivamento degli ameni studj, onde essi erano stati compresi ne’ secoli addietro, ma che per le pubbliche calamità che travagliarono nella sua decadenza il romano impero, erasi rattepidito, e quasi interamente estinto. Furono dunque all’epoca di cui trattiamo, non pochi che nello studio dell’amena letteratura si esercitarono; e benchè la maggior parte di essi lasciassero penetrare ne’ loro scritti quella barbarie medesima che contraevano nel ragionar I famigliare dal continuo commercio co’ Barbari, furon però degni di lode i loro sforzi co’ quali si adoperarono a tener viva la memoria de’ buoni autori, e a persuaderne l’imitazione; e alcuni di essi ancora si sepper difender pellai maniera dalla comune rozzezza, che parvero richiamare lo stile de’ tempi andati. Fra questi fu singolarmente Boezio, i cui versi son certamente migliori assai che non quelli della più parte degli scrittori de’ due ultimi secoli. Ma come più che in ogni altra sorte di studio ei si rendette celebre nella filosofia, di lui ci riserberemo a ragionare nel capo seguente, e qui rammenteremo coloro che o per eloquenza, o per poesia, o per qualche altra parte di amena letteratura divenner famosi.