Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/315

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u£»4 LIBllO e solo mi basterà il venire annoverando quelli che essendo signori della maggior parte d’Italia, ne ebbero ancora il titolo di sovrani, e qualche cosa vi operarono a pro delle lettere. XVI. Erano già sette anni che Carlo Magno avea preso il titolo di re de’ Longobardi, quando l’anno 781 venuto a Roma, e fattovi battezzare suo figliuolo Pipino, diegli ancora il nome di re d’Italia. Egli è evidente che questi non era re che di nome; e che Carlo Magno proseguiva a governare egli stesso il nuovo suo regno, e perciò le leggi che sotto nome di Pipino veggiam pubblicate, debbonsi rimirare aneli’ esse come leggi del padre. Poichè nondimeno cominciò Pipino a poter maneggiare le armi, diede in esse pruove di gran valore per modo, che già se ne concepivano le più liete speranze. Ma esse furon troncate da una morte immatura l’anno 810, essendo egli in età di soli trentalrè anni incirca. Carlo Magno, che fin dall’anno 800 avea dal pontefice Leone III ricevuta la corona imperiale, non diegli per allora alcun successore. Ma poscia l’anno 812 nominò re d’Italia Bernardo figliuol naturale del defunto Pipino, giovinetto egli ancora di pochi anni. Questi, morto l’anno 814 Carlo Magno, e succedutogli nell’impero Lodovico soprannomato il Pio di lui figliuolo, lasciatosi ciecamente trasportare da sdegno contro del medesimo Lodovico, perchè avea dichiarato suo collega nell’impero il suo primogenito Lottario , ebbe ardire di ribellarglisi. Ma presto avvedutosi della sua imprudenza, e gittatosi con nuovo errore tra le mani de’ suoi nimici, ne fu