Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/372

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TERZO 3 1 I XIV. Noi ci siam finora per lo più trattenuti in quella parte d’Italia che formava il regno di questo nome, e che ubbidiva perciò a Carlo Magno, a Lodovico il Pio, e a’ lor successori. Ma le altre provincie ancora non’furonjin questo secolo prive d’uomini per saper rinomati, in ciò singolarmente che alle scienze sacre appartiene. Il monastero di Monte Casino, in ogni età fecondissimo d’uomini dotti, ebbe a suo abate nel ix secolo, cioè dall’anno 834 fino al* 1’anno 837, Autperto che non solo gli accrebbe onore col suo sapere, di cui diè pruova con più omelie da lui scritte, ma recogli ancor van* taggio col lasciargli in dono mi’ assai pregevole copia di codici ch’egli avea raccolti (Petrus Diac. de Ill. Casin. cum not. J. B. Mari, c. 33). Ma ancor più celebre fu in quel monastero l’abate Bertario, uomo nei sacri non meno che ne’ profani studj assai erudito. Noi non negheremo alla Francia la gloria di avergli data la luce. Ei vi nacque, come nella Cronaca del suddetto monastero si narra (Chron. Casin. l. 1, c. 33), d’illustre famiglia che discendeva dalla reale; ma ancor giovinetto venne a consecrarsi a Dio in Italia, e scelto a tal fine Monte Casino, vi professò la vita monastica, e ne fu poscia eletto abate l’anno 856. Le diligenze da lui usate per difendere il suo monastero dalle scorrerie e dalle violenze de’ Saracini che allora travagliavan l’Italia, il solenne ricevimento che egli vi fece dell’imperador Lodovico II e dell’irnperadricc Engelberga, e le altre cose da lui nel suo governo operate, che non appartengono al mio argomento , si posson vedere presso gli