Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/145

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124 LIBRO Odofredo, indica, come ognuno vede, quelle strane figure di cui si veggon talvolta fregiati gli antichi codici; ed è tratta dalla volgar voce Babbuini. Nè solo negli ornamenti, ma nella mole ancora de’ libri vedeasi non rare volte un eccessivo lusso. Daniello Merlaco scrittor inglese alla fine del XII secolo descrive alcuni scolari, cui egli chiama bestiali, da lui veduti, i quali sedendo con gran maestà nelle scuole faceansi porre innanzi su due o tre tavole volumi d’immensa mole fregiati ad oro: Videbam quosdam bestiales in Scholis gravi auctoritate sedes occupare habentes contra se scamma duo vel tria, et descriptos Codices importabiles aureis literis Ulpiani traditiones repraesentantes (Ap. Wood, Hist. Univ. Oxon. ad an. 1189). Perciò lo stesso Odofredo parlando de’ tempi suoi, dice che i copiatori allora erano pittori: Hodie scriptores non sunt scriptores, sed pictores (Ap. Sarti, l. cit. p. 187). E veramente gli scrittori bolognesi erano singolarmente famosi per l’eleganza e bellezza del lor carattere, nel che superavano ancora que’ di Parigi, come dimostra il P. Sarti (ib.), da cui io ho tratte quasi tutte le minute notizie che su ciò son venuto finora sponendo. Ad esse io debbo aggiugnere la menzione di un bel monumento pubblicato dall’eruditissimo P. abate Frova vercellese , cioè il Catalogo de’ libri che il cardinale Guala, di cui parleremo nel libro seguente, lasciò in dono l’anno 1227 al monastero di S. Andrea in Vercelli da lui fondato (Guale Bicherii card. Vita, p. 175). Esso è assai copioso singolarmente di libri sacri \ ma ciò che