Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/382

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SECONDO."561 Guido Bonatti, di cui abbiamo nel precedente capo trattato a lungo. Egli, nel rammentare le diverse peripezie a tempo suo avvenute, parla ancora di F. Giovanni da Vicenza j ed io ne recherò qui tradotto nella nostra lingua ciò ch’ei ne dice (Astronom. pars 1, p. 210): Fu similmente un certo frate dell’Ordine de’ Predicatori di nome Giovanni, di patria vicentino, da me nominato altre volte, il quale era tenuto in conto di santo da quasi tutti gì Italiani che professavan la fede della Chiesa romana; ma a me pareva ch’ei fosse un ipocrita. Egli venne in sì alto stato, che dicevasi che avesse richiamati a vita diciotto morti, niun dei quali però potè vedersi da alcuno. Dicevasi ancora ch’egli curasse ogni malattia, e che cacciasse i demoni, ma io non potei vedere alcuno da lui liberato, benchè pure usassi ogni mezzo per vederlo; nè potei parlare con alcuno che affermasse con sicurezza di aver veduto qualche miracolo da lui operato. Sembrava che tutto il mondo corresse appresso a lui, e credeasi beato chi potea avere un filo della sua cappa, e conservarla qual reliquia. I Bolognesi lo accompagnavano armati a nome della comunità, e faceangli intorno, ovunque egli andasse, uno steccato di legna convesse, perchè niuno gli si potesse accostare; e seppure alcuni gli si facean d appresso, eran da lor maltrattati; perciocchè altri uccidevano, altri ferivano, altri malmenavano con bastoni; ed egli godeva e ralle gravasi al vedere gli uccisi, i feriti, i malconci , e non risanavane alcuno, come Gesù fece con Malco. Diceva egli stesso pubblicamente