Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/384

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SECOSDO 363 Poco appresso però ei ne parla in diversa maniera; perciocchè dice eli’erano a quel tempo in Bologna molti truffatori e gabbatori che cercavano d’infamare gli eletti, e tra questi eletti ripone ancor F. Giovanni; e racconta ciò che avvenne a un professor di gramatica detto Buon* compagno, di cui noi pure altrove ragioneremo. Egli l’annovera tra’ truffatori suddetti, e dice che avea composto alcuni versi contro il medesimo F. Giovanni, de’ quali non ricordavasi egli che questi quattro: Et Johannes Johannizat; et saltando coreizat; Modo salta, modo salta, qui caelorum petis alta; Saltat iste, saltat ille , resaltant choortes mille, Saltat chorus Dominarum, saltat Dux Venetiarum , ec. Ma leggiadro singolarmente è il racconto che Salimbene soggiugne di un miracolo che volle fare ancor Buoncompagno per beffarsi di quelli di F. Giovanni. Ei dunque fè sparger per Bologna la voce che un cotal giorno sarebbesi levato a volo per l’aria stando sulla cima del monte ove è la chiesa di S. Maria, che perciò dicesi in Monte. Tutta la città vi accorse con quella folla che richiedeva l’aspettazione di sì gran portento. Ed ecco apparire sull’alta cima del monte il professor Buoncompagno , che si era adattate alle spalle due grandi ali. Stavan tutti cogli occhi rivolti in alto, ed egli dall’alto si stava mirando la sottoposta turba. Quando, poichè si furono rimirati a vicenda per lungo tempo, Buoncompagno alzando la voce, Itene con Dio, disse loro, e vi basti l’aver veduto il volto di Buoncompagno; e rimandolli per tal maniera scherniti. Un uomo di