Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/402

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SECONDO 38I fondamento non hanno che una tradizione incerta e una pia popolare credulità (a). XII. Mi è sembrato di non andar troppo lontano dal mio argomento collo stendermi alquanto sulle vicende di quest’uom sì famoso 5 poiché egli ebbe gran parte, come abbiamo veduto, nel correggere e nel migliorargli Stalliti di molte città della Marca Trivigiana e della Lombardia. Ciò che è più strano, si è che nell’anno medesimo in cui Giovanni operò cose sì grandi, parve che i religiosi cospirassero insieme a recare la pace quali in una, quali in altra città. Già abbiam veduto che F. Gherardo da.Modena ottenne coll’apostolica sua predicazione, che molte paci in quest’anno si facessero in Parma. E nella Cronaca di quella città si aggiugne che ivi pure riformati furono gli Statuti. Nell’anno medesimo fece egli lo stesso felicemente in Modena sua patria (ib. vol. 11, p. 60)., ove richiamati furono tutti i banditi, trattine cinque soli. Il Sigonio, parlando di questo fervente ministro evangelico, dice (l. cit) ch’egli era della nobilissima famiglia de’ Rangoni, e ne cita in pruova la Cronaca (a) Nella Nuova Raccolta di Opuscoli (t.!\i) è stata pubblicata una lunghissima lettera ilei P. Tommaso Ileecari iteli Ordine de’ Predicatoli sotto il nome di Giovanni Domenico del Coppa. in cui si la una dilVusa apologia di F. Giovanni da Vicenza contro ciò che a questo lungo io ne ho scritto. Dopo averla letta , a me non sembra di dover aggiugnere cosa alcuna a ciò che ora ne ho detto nella precedente giunta alla prima edizione. 10 lascio nondimeno ad ognuno, poiché ubbia latto un diligente esame delle ragioni di una parte e dell’altra, 11 darne quel giudizio che gli parrà più opportuno.