Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/498

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SECONDO 477 L’Eccardo fu il primo nell’esecuzion del disegno, e diè alle stampe il Pomario del Riccobaldo l’anno inu’ ò (Script, medii aevi, t. 1, p. 1150). Ma il Muratori non perciò ne depose il pensiero, e il pubblicò egli pure con qualche giunta, e colle varie lezioni tratte dai codici mss. e singolarmente da uno di questa biblioteca Estense (Script. rer. ital. vol. 9, p. 99). Niuno rivoca in dubbio ch’ella non sia opera di Riccobaldo. Egli stesso si nomina in un passo della sua Storia, ove racconta (ib.p. 127) ch’ei fu testimonio di veduta di un prodigioso miracolo operato ad intercessione di S. Antonio in un muto nato, a cui si sciolse la lingua in Padova l’anno 1243. Inter caetera ego Ricobaldus Ferrariensis an. Christi MCCXLIII Paduae aderam, ec. Ei narra inoltre che l’an 1251, essendo ancora giovinetto, udì predicare in Ferrara il pontefice Innocenzo IV (ib.p. 132). E queste son le sole notizie che di lui ci sono rimaste. Solo Girolamo Rossi, che non so su qual fondamento il chiama Gervaso Riccobaldo (Hist. Ravenn. l. 6 ad an. 1292), afferma ch’ei fu canonico di Ravenna. Il Rossi non ne adduce pruova; ma ch’ei vivesse in Ravenna, si rende probabile al riflettere che sulle cose di quella città ei gode di stendersi più lungamente, e ch’egli dedica il suo Pomario a Michele arcidiacono di Ravenna. Egli scrisse la sua Storia l’anno 1297, come si raccoglie dalle parole di un antico codice citato dal Muratori, benchè vi si vegga aggiunta ancor qualche cosa dell’anno seguente. La seconda opera che a Riccobaldo si attribuisce, e che sotto il nome di