Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/515

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4«)4 LIBRO scrittori, ilei doge Andrea Dandolo passano generalmente come il più antico e sicuro monumento della città; giacchè o fosse il merito dell’opera, o la nobiltà dell’autore, o finalmente F essere venuti in luce quando i costumi cominciavano a ripulirsi, e l’industria degli scrittori a tenersi in pregio, cotesti Annali salirono a tal fama, che la memoria di quanti avevano faticato nello stesso argomento rimase cancellata quasi del tutto; e sarebbe affatto spenta, se questi anni addietro non vi accorreva l’erudita curiosità di alcuni, i quali hanno saputo ripescare i nomi di più di un cronista preceduto al doge suddetto, e ricuperare eziandio alquanti preziosi avanzi di tali opere. Veniam! dunque agli altri, le cui opere hanno avuta sorte migliore. Gherardo Maurisio cittadino e giudice di Vicenza scrisse la Storia delle imprese da Ezzelino e dagli altri di quella famiglia fatte dall’anno 1183 fino al i 5 scrittoi’ favorevole troppo e adulator d1 Ezzelino, degno però ancor di scusa, come ottimamente riflette il Muratori (praef. ad ejus Hist. vol. 8 Script. rer. ital. p. 3), perchè Ezzelino, mentre Gherardo scrivea, non avea ancor date le pruove di quella snaturata e barbara crudeltà che poscia diede. Per altra parte egli intervenne non poche volte alle cose che narra, e fra le altre fu prigione in Padova, mentre tra questa città e Vicenza sua patria ardeva guerra, e fu egli stesso spedito a Vicenza per trattare il cambio de’ prigionieri} ma non ottenutolo, tornossene fedelmente alla sua prigione (ib. p. 13). Niccolò Smerego, vicentino egli pure e notaio, scrisse