Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/57

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36 lì uno X. Ricordano Malespini, che fu contemporaneo a Pietro, così ne dice (Istor.fior. c. 131); Dopo alquanto tempo l imperadore fece ambasciata al savio uomo maestro Pietro delle Vigne, il buon dittatore, apponendogli tradimento, ma ciò gli fa J'atlo per invidia del suo grande stato, per la qual cosa il maestro per grande dolore si lasciò morire in prigione, e chi disse ch'egli medesimo si tolse la vita. Le quali parole stesse furono poi copiate da Giovanni Villani (Istor. l. 6, c. 22). Qui non veggiamo che Pietro si faccia reo di alcun delitto; e la disgrazia in cui cadde, si attribuisce solo all’altrui invidia. Anzi qui non si fa parola di acciecamento. Nella Cronaca di Piacenza pubblicata dal Muratori (vol. 16 Script, rer. ital. p. 465) questo si asserisce, ma senza recarne alcun motivo: Anno Christi MCCXLVIII Fredericus Imperator fecit excaecari Petrum de Vineis suum Cancellarium Rhetoricae eloquentiae mirabilem. Così pure Guido Bonatti altro non dice (l. c) se non che Pietro venne a miseria sì grande, che l’imperadore il fe’ acciecare, e ch’egli per disperazione, urtando il capo ad un muro, come credeasi comunemente, si uccise (a). Più assai (a) Anelie Fra Salimbene attribuisce la disgrazia di Pier delle \ igne alla condotta da lui tenuta, quando l’anno 1245 fu dall’inipei udor Federigo II mandato al pontefice Innocenzo V. Sed Imperator, dic’egli a pagina 293, nullius amicitiam conservare sciebat.... Patuit hoc in Petro de Vineis, qui in Curia Imperatoris maximus et consiliarus et dictator fuit, nec non ab Imperatore appellatus est Logothea; et tamen eum de pulvere exaltaverat, et in eudem pulverem eum postmodum fecit reca ti. Fani radicati verlt incanì cantra