Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/637

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6lG 1.1BRO sarebbe egli forse errore di chi ha letti que’ versi, sicché in vece di sexantaqua Uro il codice dicesse septanquattro? E appunto nel 1274 correva la settima indizione, e il primo di giugno cadeva in venerdì. Che se il codice non è originale, è assai probabile che un tal fallo sia stato commesso dal copiatore. L’altro poeta di questo secolo, milanese egli pure, è quel F. Buonvicino da Riva del terzo Ordine degli Umiliati , di cui ho lungamente parlato nelle mie ricerche su quell’antico Ordine (Vet. Humil. Monum, t. 1, p. 297, ec.), accennando insieme i codici della biblioteca Ambrosiana, in cui conservansi molte poesie italiane da lui scritte verso l’anno 1290. Ei compiacevasi di que’ versi che or chiamansi martelliani, perchè si crede che Pier Jacopo Martelli ne fosse il primo autore, ma che veramente veggonsi usati fino da’ primi tempi. Ecco i primi versi di un poemetto di F. Buonvicino , in cui parla delle oneste e gentili maniere che debbonsi usare sedendo a mensa: Fra Bon Vexin de Riva, che sta in Borgo Legniano, D’ le cortesie da descho ne di-ette pi ¡/nano; D’ le cortesie cinquanta, che s’ de’ osservare a descho. Fra Bon Vexin da Riva ne parla mo de frescho. Che stil leggiadro e vezzoso è egli questo! (*) (*) F. Buonvicino da Riva scrisse assai più rozzamente di quello che ci mostrino i versi qui riferiti , perciocchè in un codice antico ms. che se ne conserva nella libreria di Santa Maria Incoronata in Milano, come ha avvertito il ch, P. lettor Tommaso Verani da me altrove lodato, essi si leggono in questo modo: Fra bonvesin de la riva, che sta in borgo leggnian De le cortesie da desco quilo ve dice por man. De cortesie cinquanta, ke se den servar al desco Fra bonvesin de la riva ven parla mo de Jì-esco.