Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/83

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62 LIBRO qua e là errando, e strascicar seco la folla de’ lor discepoli ammiratori; la cessazion degli studi imposta per solenne castigo, e le scuole, non altrimenti che se fossero cose sacre, sottoposte all ecclesiastico interdetto. Niuna cosa ci mostra meglio la barbarie e la rozzezza di questi tempi; poichè que’ mezzi medesimi che si ponevano in opera a sradicarla, non si sapevano usare che in maniera barbara e rozza. Spero che non riuscirà discaro a chi legge il venir meco esaminando cotali vicende; e mi lusingo di essermi adoperato con qualche particolar diligenza a raccogliere su questo argomento le più sicure e le più esatte notizie. Io non parlerò qui de’ celebri professori di diverse scienze, che furono in questo secolo l’ornamento delle italiane università; ma solo dello stato in cui esse erano, delle vicende a cui soggiacquero, e delle nuove scuole che in più città furono aperte. De professori e degli altri coltivatori delle scienze e dell’arti ragioneremo partitamente secondo le diverse lor classi ne’ libri seguenti. IL L’Università di Bologna, che fra tutte le .scuole di’Italia era la più cospicua e la più ri| nomata, fu ancora più d’ogni altra soggetta a tali vicende; e queste diedero origine alla nascita di altre università che crebbero poscia a gran fama. Per meglio intendere ciò che a tai fatti appartiene, è a riflettere che i Bolognesi erano sommamente gelosi che i lor professori legali non abbandonasser Bologna per recarsi a tenere scuola in altre città. Il Piacentino e Ruggiero beneventano, come abbiamo altrove