Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/304

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808 LIBRO sicuro asilo , a Venezia , alla qual città più altre volte ei recossi negli anni seguenti, amato ed onorato da’ più ragguardevoli personaggi , e singolarmente dal doge Lorenzo Celso che il volle pubblicamente assiso alla sua destra in occasione delle solenni feste che si celebrarono in Venezia l’anno 1364 Per le vittorie dalla repubblica riportate sopra i ribelli dell’isola di Candia. Nella state, o nell’autunno soleva comunemente trasferirsi a Pavia, poichè Galeazzo, che vi faceva la sua ordinaria dimoi a, non sapea star lungamente da lui lontano. I Fiorentini frattanto, a’ quali sembrava cosa poco alla lor città onorevole che un uom sì famoso non venisse mai ad abitare nella sua patria, scrissero, l’anno 1365, al pontefice Urbano V, pregandolo a onorarlo di un canonicato o in Firenze, o in Fiesole. Ma il pontefice che stimava assai il Petrarca, e desiderava di averlo alla sua corte, diedegli in vece un canonicato in Carpentras; benchè poscia, sparsasi in questo tempo medesimo la voce ch’ei fosse morto, dispose in favor d’altri non solo di questo canonicato, ma degli altri beneficj ancora di cui il Petrarca godeva. A questo pontefice scrisse l’anno seguente il Petrarca una lunghissima lettera (Senil. l. 7, ep. 1), in cui con ammirabile libertà e con patetica eloquenza lo esorta e lo stringe a ricondurre a Roma la sede apostolica. E forse questa lettera stessa ne diede l’ultimo impulso ad Urbano, il (quale infatti nell’ottobre dell’anno seguente entrò in Roma. Ognuno può immaginare qual fosse allora il giubbilo del Petrarca. Egli sfogollo in un’altra non men lunga lettera