Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/306

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81 o LtnRO ritirossi nella villa d’Arquà divenuta celebre pel frequente soggiorno che il Petrarca vi fece gli ultimi quattro anni di vita, e ove ancor si mostra la casa da lui abitata che al presente appartiene alla illustre e nobil famiglia de1 conti Dottori. Appena egli eravisi stabilito, che con incredibil suo dispiacere udì la partenza di Urbano che, abbandonata di nuovo l’Italia, volle tornarsene in Avignone, ove ci mori quasi appena giuntovi in quest’anno medesimo. Gregorio XI, eletto a succedergli, non avea stima punto minor pel Petrarca; e gliene diede un onorevole contrassegno scrivendogli una lettera in cui spiegava il desiderio clic avea di giovargli. Ma il Petrarca non ebbe il conforto che sopra ogni cosa bramava, di veder questo pontefice venire a Roma; poiché ci noi fece che quando quegli era già morto. Sperava il Petrarca di poter passare tranquillamente la sua vecchiezza senza essere più costretto ad intraprendere viaggi, o ad incaricarsi di affari che ne turbassero la quiete. Ma la guerra insorta tra i Veneziani e Francesco da Carrara, e la condizione che a questo fu imposta, se volle da quelli ottenere la pace, di mandare a Venezia Francesco Novello suo figlio a chieder perdono, e a giurar fedeltà alla repubblica, Ruma nel 1774, oltre alla lettera del Petrarca, scritta al marchese Niccolò d* liste, per consolarlo nella morte di Ugo suo fratello, da noi già mentovata, vedesi ora per la prima volta pubblicata (p. 198) la cortese risposta che il marchese Niccolò fece al Petrarca? da cui sempre più chiarii mente si scuopre quanto egli fosse da quel gran principe pregiato ed amato.