Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/407

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TERZO J>1! leggere non ranno i3()o, ma i38o, perciocché Lodovico re d’Ungheria morì 1 anno i38a. Lo stesso cav. Viviani racconta che Jacopo fondò in Forlì un’accademia di poesia; e il co. Mazzucchelli aggiugne che rifugiatosi a Rimini, ivi ne eresse un’altra. Di questa seconda abbiamo una più autorevole testimonianza negli antichi Annali di Forlì pubblicati dal Muratori, ove si dice: Jacobus Allegrettus Forliviensis Poeta clarus agnoscitur... qui Arimini novum conslituit Pani asu m (l. cit. p. 188). Ma il riflettere che in questi Annali forlivesi , scritti probabilmente da autor forlivese, si parla bensì del Parnasso ossia dell’accademia aperta da Jacopo in Rimini, ma di quella aperta in Forlì non si dice parola , mi fa credere che solo in Rimini ei la fondasse. A questa città ci si dovette recare, a mio credere, per istruirvi nelle belle lettere Carlo Malatesta che ne fu poi signore dal 1385 fino al 1429. In fatti Coluccio Salutato, in una lettera scritta al medesimo Carlo (ap. Mehus, l. cit. p. 352) dopo la morte di Jacopo, lo chiama Magistri tui viri quondam eruditissimi; ed è probabile che col favore di Carlo egli aprisse in Rimini la mentovata accademia. Ed ecco la prima fra le accademie d’Italia , di cui mi sia avvenuto di trovar sicura memoria. Negli stessi Annali si dice che Jacopo plures Endecasj IIabos Galli Civis Forliviensis Poetae invenit. Forse ei trovò alcuni endecasillabi, e credette che fossero di Cornelio Gallo. Ma da ciò che abbiam detto, di lui parlando (t. 1 , p. 183, ec.), si può raccogliere che gli antichi ci parlan bensì di elegie da lui