Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/446

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g5o libro intitolata vago cuidam \Senil. l. \f\, ep. ia), m cui con lui si rallegra che sia giunto in Roma e abbia trovato ricovero nella casa di un suo caro amico, cioè, per quanto sembra, dell1 istesso Bruni, e lo esorta a por fine una volta a tanti viaggi. IX. Queste son le notizie che di Giovanni da Ravenna troviamo nelle opere del Petrarca, E da esse, e singolarmente dalla lettera al Bruni, veggiamo ch’egli avealo tenuto seco oltre tre’anni. Ma Coluccio Salutato, in una lettera a Carlo Malatesta signor di Ravenna, in cui gli raccomanda Giovanni, afferma ch’egli era vissuto presso il Petrarca quasi quindici anni: Hic autem fuit quondam familiaris atque discipulus Celebris memoriae Francisci Petrarcae, apud qm m (pumi ferme trilustri tempore manseri t, ec. (V. Me bus, l. cit. p. 251). Il Coluccio era amico egli ancor del Petrarca; e alla testimonianza di lui sembra che non possa farsi eccezione, Ma come conciliare ciò che egli dice, con ciò che dice il Petrarca? Questi afferma , come si è detto, che Giovanni eragli venuto in casa l’anno 1364 E quindi, ancorchè volessimo dire che questi, tornato da’ suoi viaggi, di nuovo con lui vivesse, potrebbe ciò stendersi al più allo spazio di dieci anni, essendo morto il Petrarca nel 1374 (<*)• (a) Non so intendere come il sig. Landi affermi eli’ io nulla dico per combattere l’autorità di Coluccio , il quale narra che Giovanni da Ravenna fu per quindici anni scolaro del Petrarca, mentre questi afferma di averlo avuto a discepolo per tre anni soli. A me pare di essermi su ciò steso forse più ancora che non facesse bisogno.