Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/18

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Ma dcesi ancor confessare che mentre essi per f avidità d‘ ingrandirsi davano occasione frequente a’ lor popoli di sospiri e di pianti, al tempo medesimo colla magnificenza degli edificj, collo spendor delle corti, colla protezione accordata alle scienze e alle arti, co’ larghi stipendj assegnati agli uomini dotti e agli artefici industriosi, ne compensavano in gran parte i danni. In fatti se noi ci facciamo a rimirar da una parte le continue guerre che nel secolo XV, di cui prendiamo a scrivere, desolarono queste nostre contrade, le funeste vicende a cui furon soggetti molti de’ principi italiani, le stragi che oltre le guerre vi menarono frequentemente la carestia e la peste, l'invasion delle truppe straniere che a guisa di rovinoso torrente corser più volte f Italia e le diedero il guasto, il luttuoso scisma che travagliò si lungamente la Chiesa; tutti questi deplorabili oggetti riuniti insieme ci offrono un tal quadro , che noi diremmo per poco che \ Italia non fosse stata mai cotanto infelice. Ma se per altra parte ci facciamo a riflettere al dilatarsi che in questo secolo fece il commercio di molte città d’Italia, all’eleganza e al buon gusto che rinnovossi in tutte le belle arti, alla magnificenza degli spettacoli che si videro in molte corti, alla nuova luce che su tutte le scienze si sparse, questo secolo stesso ci sarà oggetto di maraviglia , e forse ancora d’invidia. Così possiamo in diversi aspetti rappresentare lo stato d1 Italia in questo secolo, ma non possiamo così facilmente decidere quali fosser maggiori , se i vantaggi, o i danni.