Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/266

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a5o libho «li cui ha copia in pergamena questa biblioteca Estense, e che in Soncino non trovasi libro stampato in ebraico innanzi al 1484 (Maitt. t. 1, p. 452). Il Sassi, a mantenere la sua gloria a Soncino, riflette che l’edizione di Bologna non ha nome di stampatore, e che perciò si può credere che gli Ebrei di Soncino fossero quegli che in essa impiegaronsi. La qual risposta potrebbe aver molta forza, se si potesse provare che i citati autori, i quali attribuiscono tal gloria a Soncino, avessero avuta notizia del Pentateuco stampato in Bologna. Ma come essi non ne fanno parola , così si può sospettare che abbian seguita questa opinione, perchè i primi libri ebraici, venuti a lor cognizione , erano stampati in Soncino, e che avrebbon pensato diversamente, se avessero scoperto il Pentateuco bolognese, di cui prima di ogni altro , eli’ io sappia, ha parlato il marchese Maffei (Verona illustr. p. 503 ed. in 8°). Ma qualunque parere da noi si abbracci, è certo che i libri ebraici, prima che in Italia, non si stamparono altrove. Finalmente sul principio del secol seguente, cioè l’anno 1516, uscì da Genova il primo saggio di Bibbia poliglotta, per opera di Pierpaolo Porro stampatore milanese , che pubblicò il Salterio nelle lingue ebraica, però con ottime ragioni’ dimostra che fu probabilmente stampato l1 anno medesimo. Egli ha ancora scoperto che il Comento del rabbin Levi Gersonide, eh egli avea creduto stampato in Pesaro, fu verisimilmente stampato in Ferrai’a (De Typographia hebraeo-ferrar. p. 1, ec.).