Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/450

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434 libro

Il qual racconto non è sembrato abbastanza fondato ad Apostolo Zeno (Diss. voss. t. 2 , p. 163), perchè non ne ha trovata memoria che presso il Ciaconio. Ma ne avrebbe forse pensato diversamente , se l’avesse veduto ancora nel sopraddetto Diario. Forse però potè avvenire che l’invidia di qualche nimico di Ambrogio avesse non piccola parte nell1 accusa a lui data presso il pontefice. Poco altro si ha alle stampe di questo scrittore oltre l’opera già mentovata, a cui vanno congiunte alcune altre intorno la vita e la regola di S. Agostino e la Storia del suo Ordine. Ma molte son quelle che si conservano manoscritte. Il Fabricio, seguendo gli scrittori dell’Ordine agostiniano, le annovera (li ibi. med. et inf. Latin, t. 1, p. 85), e molte ne veggiamo tra esse di argomento teologico. Più pregevoli ancora, e degne di venir pubblicate dovrebber essere quella degli Inventori dell1 Arti, oltre più altre filosofiche, matematiche e di altri generi. Il Venia, nella lettera da noi già citata, fa egli pure menzione delle opere che Ambrogio avea fin:“Mora composte, e tra esse ne annovera alcune che dagli altri scrittori sono state omesse. E ciò basti intorno a’ teologi agostiniani di questo secolo, a’ quali però più altri si potrebbon aggiugnere, che dagli scrittori dell1 Ordine loro son nominati con molta lode, come Giovanni Dati da Imola, che secondo essi fu eletto vescovo della sua patria, benchè non sembri che ne abbia preso il possesso •, Cristofano di Paolo bolognese, Paolo da Roma, Niccola Palmieri siciliano, e più altri Ma io son costretto a passar questi e più altri teologi