Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/127

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TERZO,3^, abbiamo ancora Ira le Lettere tlelP Aglietti ima a lui scritta dal Vegio (Aliotti Epist t. 2,p. 381,) in risposta a due che scritte aveagli l’ Agliotti l’anno 1445 (ib. t. 1, p. 122, 128), nelle quali gli dà il titolo di poeta chiarissimo. V. Un altro poeta men conosciuto, ma forse più degli altri degno di goder della pubblica luce, vivea a’ tempi medesimi, cioè Basinio da Parma. Appena potrei qui darne notizia alcuna, se le sue opere stesse, parte da me vedute, parte additatemi da altri, non ce ne informassero bastevolmente. Della patria e della famiglia di questo poeta, e della moglie da lui menata in Rimini, troviam contezza nell’ inventario della domestica di lui suppellettile, che ancor si conserva nel pubblico archivio di Rimini, e che comincia: In Christi nomine, amen. Anno a nativitate ejusdem MillCCCCLVII, Indi elione quinta, tempore D. Callisti Papae III et die vigesima mensis Maii, Cum secundum formam statutorum Arimini quaelibet mulier remanens vidua suo marito teneatur facere inventarium, ideo nobilis Domina Domina Antonia quondam spectid)ilis viri Domini Petri de Gualdis, et uxor qu. Clarissimi Poetae D. Baxinii qu. Viari de Parma Civis Arimini et habitatoris. Ei nacque circa il 1421, o non molto dopo; perciocchè egli stesso nel suo poema astronomico, alludendo all’ altro poema da sè composto sulle vittorie di Sigismondo Malatesta contro Alfonso I re di Napoli, e intitolato Hesperidos, dice di averlo composto in età di appena trent’ anni. Quae simul ac cecini numeroso carmine bella, Vix mihi ter denos aetas data videro! unno*. v. n, Ruiifio z Parrai