Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/416

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iG3o rumo Bembo cittadino bresciano, ma orionito da Cremona e professore in Pavia e in Roma, di cui a luogo ragiona il conte Mazzucchelli (Scritt ital. t. 2. par. 2, p. 728), e Jacopo Publicio di cui abbiamo le Istituzioni oratorie stampate in Firenze nel 1482, e Benedetto Colncci da Pistoia, che verso la fine del secolo tenne scuola in Colle nella Toscana, e intorno al quale e a diverse opere da esso composte si può vedere il canonico Bandini e più altri autori da lui citati (Cut. Coild. lai. Bibl. Laur. t. 2, p. G4 *, eo.), e singolarmente l’abate Zaccaria che ne ha dato in luce un opuscolo sulla Storia di Pistoia (fìibl. Pistor. p. 182, 287), e l’abate Melius che n’ha pubblicato un altro intitolato De discordiis Florentinorum; e più altri che qui potrebbon aver luogo, e diciam solo di uno ancora di cui fu grande allora la fama, e di cui ci rimangou tuttora non poche opere, cioè di Domizio Cab derino. Il marchese Maffei ne ha raccolte diligentemente le più esatte notizie (Ver. ittustr. p. 137, ec.), tratte principalmente da alcuni codici a penna, in cui si contengono alcune opere inedite di Domizio. Colf autorità di Fra Filippo da Bergamo confuta la volgare opinione seguita da molti, ch’ei fosse detto Calderino, perchè nato in Caldiero terra del Veronese, e pruova eh’ ei fu natio di Torri nel territorio di detta città. Giovinetto ancora di ventiquattro anni giunse a sì gran nome negli studi della p. i~7-, t. a, p. 207), il quale ha anche pubblicato (ivi, t. 2, p. 178, ec.) ciò che mancava alla Vita ch egli scrisse di Paolo II, data in luce dal Muratori.