Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/77

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terso lag, ilei secol seguente vi aggiunse tre libri divisi in xxxiii canti. Quindi verso la metà del medesimo secolo e quasi al tempo medesimo Lodovico Domenichi e Francesco Berni si fecero a ripulirlo e a correggerlo. Ma le fatiche del primo non ebber successo molto felice. Al contrario l’ Orlando Innamorato rifatto dal Berni fu accolto con grande applauso, ed è riputato tuttora un de’ migliori tra’ poemi epici romanzeschi. Così non ne avesse egli offuscati i pregi co’ motti e co’ racconti troppo liberi ed empj che vi ha inseriti. Del ritratto del co Matteo Maria e di altri di sua famiglia, che già vedeansi in un gabinetto della Rocca di Scandiano, diremo nella storia del secol seguente, ove parleremo di Niccolò dell’ Abate autore di quel ritratto, e delle altre vaghissime dipinture rappresentanti l’Eneide di Virgilio, che adornavano quel gabinetto; le quali staccate poi destramente da quelle mura sono state di fresco trasportate a questa capitale per ordine del duca Francesco III, e con somma felicità incastrate nella gran sala di questa sua corte. XXVII. Dell’ultimo de’ tre mentovati poeti, cioè di Francesco Cieco da Ferrara, sappiamo assai poco. E certo che Cieco fu soprannome ch’ egli ebbe per la sua cecità, non cognome proprio di famiglia. Il Quadrio afferma (t. 6, p. 567) ch’ ei fu della famiglia Bello; e che ciò ricavasi dai’ Discorsi da me non veduti di Francesco Buonamici in difesa d’Aristotele. Aggiugne ch’ ei visse quasi sempre in Mantova in assai povero stato, e che ivi morì circa il 1490. Ma in ciò ei commette certamente