Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 1, Classici italiani, 1824, X.djvu/567

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SECONDO 553 XLII. Ho voluto stendermi alquanto su questi primi anni della vita del Vergerio ancor cattolico, perchè poco di essi ci dicono tutti quelli che ne ragionano. Dell’ altre cose che a lui appartengono, ci spediremo più brevemente. Intervenne il Vergerio alla fine del 1540 al colloquio di Vormazia, speditovi in suo nome dal re di Francia, e il cardinale Pallavicino dimostra ad evidenza la falsità di ciò che altri affermano, che sotto quella apparenza ei vi assistesse veramente in nome del papa (l. c.). Favoloso è ancora ciò che narra lo Sleidano (Ili st. I. 21), che tornato il Vergerio da quel colloquio a Roma, disegnava il pontefice di onorarlo della porpora; ma che se ne astenne per le accuse che a lui vennero date di favorevole inclinazione verso l’eresie; che il Vergerio di ciò avvertito, ritiratosi al suo vescovado, si accinse per dar pruova della sua fede a scrivere un'opera contro gli eretici; ma che nell' esaminare i loro argomenti, ne sentì la forza per modo, che si determinò a seguirne le opinioni insieme con Giambattista suo fratello vescovo di Pola. Le cose da noi dette poc’anzi pruovano chiaramente che già da molto tempo covava il Vergerio il suo reo disegno, e che il papa era ben lungi dal concedergli un tal onore. Pare che dopo il colloquio di Vormazia si ritirasse (inderà al suo vescovado a governare il suo gregge di vintimila anime. Quando potessi parlare a V. S. li farei intendere, che a costui passano per le mani cose di qualche importunila, et al giudizio min sarebbe espediente fosse tolto da tale impresa. (Quiriti. Diatr. Epist. card. Poli, t. 3, p. 261). 4