Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 2, Classici italiani, 1824, XI.djvu/21

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SECONDO Cal non ò perciò maraviglia che il Pomponazzi fosse veramente creduto sostenitore di quella rea dottrina (*). Forse però, più che questo (*) Alcune particolari e curiose notizie intorno alle contese avute dal Pomponazzi per la sua opinione sull'immortalità dell’anima, ci somministra l'Apologia della sua opera su questo argomento da lui scritta in Bologna nel 1517, e ivi stampata l’anno seguente, Nel terzo libro di essa ei narra dapprima che quel f Ambrogio Fiandino agostiniano, da noi nominato in questo tomo medesimo, predicando nel detto anno 1517 nella cattedrale di Mantova, erasi scagliato con amare invettive e con gravi ingiurie contra di lui, accusandolo di negare l immortalità dell'anima; che perciò egli e con sue lettere, e per mezzo di amici, e poscia anche personalmente, quando Ambrogio, andato frattanto a Roma per farsi consecrar vescovo, nel ritornarne passò per Bologna, avealo caldamente pregato a mostrargli quali fossero i suoi errori, avvertendolo, che non negava già egli l'immortalità dell’anima, ma sol che Aristotele l’avesse ammessa: ma che Ambrogio non avea avuto coraggio di porre in iscritto le sue obbiezioni. Più funesta potea riuscir la guerra che gli fu mossa in Venezia, della quale ei passa a parlare. I religiosi e i predicatori singolarmente recarono al Patriarca il libro del Pomponazzi, dicendolo pieno di eresie. Il patriarca riferì l’accusa a’ magistrati, e di comune consenso il Pomponazzi fu dichiarato « íctico, c il libro ne fu pubblicamente dato alle fiamme. Nè paghi di ciò, inviarono il libro al Bembo, segretario allora di Leon X, pregandolo a ottenerne dalla Sede apostolica la condanna. Il Bembo, letto il libro, nol trovò sì reo, coir.c altri dicevanlo; mostrollo ancora al maestro del sacro palazzo, a cui pure non sembrò degno di condanna; e in tal modo il Pomponazzi non fu più molestato. Quindi egli grato al suo benefattore, alla detta sua Apologia aggiunse una lettera al Bembo medesimo, in cui dopo aver ricordati i benefieii che «la Bernardo di lui padre avea ricevuti, gli rende grazie dell!’ impegno con cui pi esso il pontefice c