Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/164

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


I 316 LIBRO faccio; parole che avrebbono qualche forza, se non fossero in troppo aperta contraddizione colle altre soprarrecate. Un’ altra taccia vien data al Giovio, cioè di una poco lodevole gelosia di esser solo a’ suo tempi lo scrittore di storia. Harei salutato il Giovio da vostra parte, scrive Girolamo Negri a Marcantonio Micheli Lett, de Principi, t. 1, p. 99), ma è andato a Mantova, già sei dì, coi Brevi del Capitano della Chiesa et dei Fiorentini al Marchese, dal quale spera buona mancia. È in rotta coll'Alcionio, perchè gli è stato detto, che l'Alcionio scrive historia, la quale impresa egli non vuol Cedere ad alcuno. Finalmente anche lo stile del Giovio non andò esente da critica J e non può negarsi ch’ esso non sia più sonoro che elegante e sul che scherzando Aonio Paleario in una lettera, Quod de Jovio rogas, scrive (Palear. l. 1, ep. 17)) senex satis belle historiam condit, in qua non modo res gestas, sed mores et insti tutti non modo regum sed prope omnium gentium prosequitur suo quodam dicendi genere grandi ac fuso et bene sonanti, a quo tamen saepe. abest castitas, tu vitac f orlasse dicis, ego etiam orationis. Benchè però le Storie del Giovio abbian tutti questi difetti, e b'cnchè convenga perciò leggerle non senza cautela, è cerio eli" esse sono una delle più pregevoli opere di questo secolo per le copiose notizie che in esse si racchiudono, e pel modo con cui sono esposte. Dividonsi in xlv libri, ne quali dal principio della guerra napoletana di Carlo \ III scende fino al 1547 > c comprende le cose più