Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/30

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1182 LIBRO che a’ tempi (li Ortensio visse ancora un Geremia Landi agostiniano. Ne abbiamo una certissima prova nel Dialogo di Ortensio intitolato Cicero relegatus, in cui tra gl interlocutori viene da lui introdotto Hieremias Landus omnibus rebus ornatissimus suique, Eremitani Sodalitii splendor ac decus (p. 2). Or di questo io dubito che apostatasse poscia e dall Ordine e dalla Religione cattolica, e che fosse autore de libri da Sisto sanese e dal Simlero attribuiti al nostro Landi. Il sapersi che questi cambiava sovente nome, e che or dicevasi Filatete, or Anonimo d'Utopia, or Tranquillo, or Ortensio, e il vedere che in altri libri scritti certamente da lui non mostravasi uom molto religioso, potè ♦ far credere facilmente che Geremia e Ortensio Landi fossero un solo scrittore; e potè quindi avvenire che anche nellTndice romano si distinguesse funo dall1 altro. Un'altra pruova che Ortensio non fosse autore degli accennati libri si trae da una lettera di Giannangiolo Odone, scritta da Strasburgo a 29 di ottobre del 1535 a Gilberto Cousin, e riferita dal P. Niceron (Mém, des Homm. ill. t. 22, p. 114 ec)* In esso ei dice di aver ben conosciuto chi fosse Ortensio in Bologna; ch’ egli era un disprezzatore della pietà, della lingua greca e delle scienze; che non avea coraggio di farsi vedere nella patria, nè in Italia; che avealo udito dire in Lione che a lui non piaceva se non Cristo e Cicerone, ma che verso il primo non dava segno alcuno esterno di stima; e se favesse nel cuore, Dio solo il sapeva; e che fuggendo dall Italia, non aveva portato seco nè il Testamento vecchio nè il