Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/365

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TERZO I51 7 ripatriò, e in Firenze cel mostrano e in quell'anno e nel 1547 più lettere da lui scritte (Zucca, p. 305, ec.), e ivi troviamo ch’egli aprì una stamperia (Zeno, Note al Fontan. t. 1, p. 123). Nello stesso anno 1547 ei fu per qualche tempo in Roma (Zucca, p. 311), donde è probabile che tornasse a Firenze. V enne poi di nuovo a Venezia, ove soggiornò per più anni; ed è piacevole a leggersi la descrizione ch’ei fa della miserabile stanza che ivi occupava (Libreria, Ven. 1550,p. 61, ec.). Questo soggiorno fu interrotto per qualche tempo da quel ch’egli fece dal 1554 fin circa al 1558 in Urbino, ove dal duca Guidubaldo II fu amorevolmente accolto e intei tenuto (Zeno, l. c. p. 2oy)j il qual onore però gli fu amareggiato dalla gravissima inimicizia che in quell’occasione eccitossi tra lui e l’Aretino, di cui diremo tra poco. InVenezia egli fu ascritto all'accademia Peregrina, di cui fa menzione fin dal 1550 (Libreria, p. 3, 1 1, ec.), e di cui annovera i più illustri membri, cioè Ercole Bentivoglio, Jacopo Nardi, Filippo Terzi, Francesco Sansovino, Lodovico Dolce, Giovanni Antonio Cibeschino detto ancora Domizio Gavardi, Enea Vico, Bernardino Daniello, Bernardino Feliciano, Francesco Coccio e più altri (Zucca, p. 134, ec.). Circa il i5G4 ri Lirossi in Arquà nel territorio di Padova, come ci mostra il libro, delle Pitture in Padova da lui pubblicato nel detto anno, ed or ivi, or in Monselice, luogo poco discosto, passò gli ultimi anni della sua vita, cioè fino al 1574, in cui in questo secondo luogo diè fine a’ suoi giorni. Insieme col Doni perirono quasi tulle