Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/604

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1^56 LIBRO 11011 reggono al confronto di quelle de’ tre primi scrittori. Lo stesso dee dirsi delle Satire di Agostino Caccia da noi già mentovate poc’ anzi, alle quali manca quell eleganza di stile che a tai componimenti è sì necessaria; e di quelle di alcuni altri che si rammentan dal Quadrio, e i cui nomi non son per esse divenuti molto famosi. XXVI. Alla satirica poesia appartiene ancor la giocosa, perciocchè amendue prendono a deridere i vizii degli uomini; ma dove la prima il fa con uno stile alquanto aspro e pungente, la seconda non usa a tal fine che leggiadri e piacevoli scherzi. I Canti carnascialeschi, da noi già accennati altrove (t 6. par. 3. p. 771), sono di questo genere; e in essi ottennero fama Giambatisla dell*Ottonaio, Antonfrancesco Grazzini soprannominato il Lasca, autore di molte altre piacevoli poesie, e di altre opere, intorno alle quali e al loro autore si posson vedere le Notizie dell’Accademia fiorentina (p. 8, ec.); Lorenzo Strozzi, Jacopo Nardi, Francesco Fortini, Pierfrancesco Giambullari, Giambattista Gelli, Alessandro Malegonello, Antonio Alamanni (V. Quadrio t. 2, p. 555, ec.). Ma questo genere di poesia fu alla sua perfezione condotto dal Berni e dal Mauro, il primo de quali ebbe la sorte di dare alla medesima il nome, sicchè essa si dicesse poi volgarmente poesia bernesca. Di amendue questi poeti, de quali quanto eran celebri le poesie, tanto eran dapprima poco note le azioni, ha illustrata sì esattamente la memoria il soprallodato conte Mazzucchelli (Scritt. ital, t. 2, par. 2, p. 979, ec.; t. 1, par. 3,