Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/434

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239G libro risorgevano all* antica lor dignità, rinnovando i felici secoli di Atene e di Roma. La fama degli artefici italiani sparsa perciò in ogni luogo destò ad emulazione e ad invidia le straniere nazioni, e i loro sovrani, i quali bramosi di accrescere a’ loro regni quell’onore e quel lustro che da essi riceveva l’Italia, alcuni ne chiamarono alle lor corti, e con magnifiche ricompense premiarono i loro lavori. Fra essi Francesco I, che nel proteggere e nel premiare splendidamente le lettere e i letterati non ebbe forse chi ’l superasse, al tempo stesso che dall’Italia chiamava i maestri della seria e della piacevole letteratura, chiamava ancora alcuni de’ più celebri professori delle belle arti. Già abbiamo veduto nel precedente tomo di questa Storia, che Leonardo da Vinci fu da lui voluto alla sua corte, e che quel genio rarissimo e singolare gli spirò tra le braccia. Abbiamo ancor ragionato in questo tomo medesimo di molti architetti italiani che in Francia furono con molta lor lode adoperati, cioè del Serlio, del Vignola , del Bellucci, del Castriotto , e ad essi deesi aggiugnere Girolano Bellarmati sanese, di cui, come narra il Cellini (Sua Vita, p. 236), si valse il re Francesco nel fortificare Parigi. Di lui si posson vedere più ampie notizie presso il conte. Mazzucchelli (Scritti ital. ti 2 , par. 2 , p. 640), a cui volsi aggiugnere che nell’aprile del 1546 ei fu anche a Modena per ordine del duca Ercole II, affine di visitare le fortificazioni di questa città, che allora si stavano fabbricando, come narra Tommasino Lancillotto nella sua Cronaca ms.